Associazione Sportiva Dilettantistica Ibasprengisandur

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Staff in viaggio

Preparativi

IBAS

Milano, Egilsstadir e Snaefell

Martedì 21 agosto

L'aereo del volo interno da Reykjavik nel piccolo aeroporto di Egilsstadir, nord est dell’Islanda.
Un bel pacco di bici sui fuoristrada già stipati di bagagli.
A casa della nostra amica Dalmar per un buffet degno di un 5 stelle!

Incontri sulla strada per le Highlands, un cavallino e l'efficiente segnaletica islandese.
Un luogo fatato in mezzo al nulla, il rifugio Snaefell.

La cuoca e l'aiuto vicino al magico pentolone.
Il primo breafing attorno al tavolo da pranzo e un reperto storico dell'IBAS 2006: il roadbook della pista.

Gli "intrepidi" sono arrivati. Le tre auto del seguito sono partite alle 6.30 e dopo due ore sono ad accogliere i bikers in precedenza partiti da Milano. Arrivati a Keflavik, dopo una sosta per riposarsi e rifocillarsi dagli amici Dori e Dagmar, sono riatterrati a Egilsstadir. C'è qualche preoccupazione mentre osserviamo gli addetti allo scarico maneggiare le voluminose scatole che contengono le biciclette. Poi, caricate le auto, una breve sosta per un ulteriore caffè e per rigonfiare le ruote prive di camera d'aria nell'area di servizio. E via per tornare al rifugio, leggermente in ritardo ma ancora in tempo per gustare calda la zuppa preparata. Quindi è seguita una pausa per recuperare parte del sonno perduto nel viaggio aereo notturno. Poi veniamo riuniti da Marcello che distribuisce a tutti maglie, pantaloni, giacche e ciabatte offerte dai nostri gentili sponsors con i colori e il marchio della nostra associazione, IBAS. Quindi Sebastien si incarica di presentare le varie tappe del viaggio. Il gruppo dei bikers si rivela molto entusiasta e partecipe; le battute e i commenti sagaci si alzano dai tavoli a ritmo serrato alternati alle spiegazioni dei fenomeni fisici e astrofisica che Stefano ci propina. Il tempo è in lento peggioramento e la cosa ci preoccupa un poco. Il sole resta coperto da uno spesso strato di nuvole che a volte cala fino a terra negando qualsiasi scorcio panoramico. A volte la pioggia scroscia rendendo difficoltosi gli spostamenti all'esterno, in particolare reca disturbo andare al gabinetto, distante circa 50 metri, in una casetta separata. Dopo aver rimontato e gonfiato le bici i nostri intrepidi si siedono a tavola per una cena islandese a base di salmone fresco, patate e verdura conclusa con l'immancabile dessert di panna e mirtilli. La giornata si conclude con una riunione dello staff e una serie di fragorose risate nel momento di infilarsi nel sacco a pelo.

Snaefell, Vatnajokull

Mercoledì 22 agosto

Pioggia e vento, parte ufficialmente il viaggio in mountain bike IBAS 2012.
Luca e Marcello tengono lo striscione al vento, mentre Adriana S. aiuta coperta da un poncho.
Sebastien con il bernoccolo della ripresa e Sara con la splendida cuffia da doccia liberty.

Il primo guado: l’acqua è veramente fredda, arriva da un nevaio distante solo 500 metri.
Ciabattoni, pantaloni alla pescatora, K-way e cuffia da pioggia: a Doretta, Adriana S. e Adriana C. le intemperie non gli fanno un baffo. Sul ghiacciaio più grande d’Europa. Susanna vuole buttarsi nell’inghiottitoio per dimenticare la frattura al dito.
Araldo la salva in extremis.

Riparazione on the road: la bici super tecnologica di Claudio ha una molla del deragliatore posteriore che in discesa si sgancia.
Fastidio che persisterà per quasi tutto il viaggio.
Araldo e Adriana S. stendono la biancheria ad asciugare nella camerata del rifugio Snaefell.
I meritati tranci di salmone pronti da cucinare (una delizia inenarrabile!).

Abbiamo dormito con un orecchio solo - per così dire - sperando che il ticchettio della pioggia sul tetto terminasse. Ma al mattino, purtroppo, la situazione è decisamente umida. Nonostante gli scherzi, i lazzi e l'umore alto, ogni biker deve ricorrere a quella parte del borsone in cui mette l'attrezzatura da pioggia e, se non bastasse, da freddo e vento. La prima tappa, insomma, si profila difficile. Il programma prevede l'escursione sulla pista che porta ai piedi del colossale ghiacciaio Vantajokull, il più grande d'Europa. Una colazione robusta, uno/due panini a metà strada e una cioccolata calda al rientro in rifugio saranno il cibo prima della cena serale. Appena partiti i bikers, Lucia prepara la marmellata di mirtilli e rabarbaro per la colazione del giorno dopo. La tappa, che nelle intenzioni si sperava un prologo senza molte difficoltà, si rivela in effetti, a causa delle avverse condizioni atmosferiche, quasi un tappone dolomitico. Non c'è la neve, ma la temperatura è costantemente sui 5°C e la pioggia non smette se non per pochi istanti, ma forse era solo una raffica di vento più forte. A completare la scena, una nebbia insistente lascia intravedere solo a tratti lo splendido panorama circostante. I ciclisti arrivati al fine pista hanno ancora energia per sfidare il freddo del ghiacciaio e fare un piccola escursione sulla calotta di forma lenticolare. Giusto per apprezzare con i propri occhi che il caldo degli ultimi anni ha ridotto in maniera tangibilissima l'estensione e creato nuovi laghetti e corsi d'acqua. A fine giornata registriamo un gps perso, due guasti alle biciclette e due rientri forzati in auto. Un rientro per guasto tecnico non riparabile sul percorso. L'altro per una caduta in altri casi banale ma che invece provoca il riacutizzarsi del dolore di una lesione pregressa non ancora perfettamente guarita…possiamo dirlo con una metafora in tema: piove sul bagnato… oppure, più sinteticamente, pura sfiga. Una delle due bici la porta al rifugio Luca, dello staff, che rispolvera l'amore per la bici. Anche se la sua passione è il downhill, se la cava più che bene e torna al rifugio bagnato zuppo anche lui. Al rientro, i volti dei bikers sono piuttosto tirati e la soddisfazione è più per il supplizio terminato che per i paesaggi visti. Chiedo espressamente a due di loro se ne è valsa la pena e uno mi dice che forse tutto sommato non ne valeva la pena, ma visto che era qui non c'era altro da fare. Un altro mi dice che la tensione per la parte tecnica e per le cattive condizioni meteo avevano tolto gran parte dell'aspetto turistico del percorso. E' stata una dura giornata islandese. Speriamo meglio per domani, ma non ci sfugge, nelle apparenti avversità, il fatto che eravamo preparati al peggio - che purtroppo c'è stato quasi tutto - e che potevamo contare sulla bella doccia calda del rifugio Snaefell. E ci rimane il sorriso regalato, pur nelle avversità, da chi chiede, all'arrivo, se fosse possibile fare un secondo giro.

Snaefell, Laugarvellir

Giovedì 23 agosto

I muschi verde fluorescente che ricoprono i corsi d'acqua in Islanda.
Una foto non potrà mai rappresentare la tonalità di queste piante che ornano l'aspro paesaggio delle Highlands.
Andrea, il fotografo attrezzatissimo, guarda la super Susanna che si rimette calze e scarpe dopo il guado.
Donatella è con la tenuta IBAS della DNA (un ottimo abbigliamento che si è dimostrato all'altezza del clima artico!).
Dietro di loro il gruppo alle prese col post guado... Siamo nella seconda tappa IBAS, dal rifugio Snaefell a Laugarvellir.
Visita al simbolo del progresso islandese: le dighe del Nord Est.
I tentativi del governo di spiegare l'opera grandiosa non mitigano la devastazione causata dal lago creato dalla grande diga di Karanhjukar.

La grande diga di Karanhjukar, la più grande realizzata con materiale agglomerato in Europa.
I nostri bikers sono passati sopra l'imponente muraglia che blocca il grande fiume glaciale Jokusla A Dal.
Il più alto canyon d'Europa con pareti alte fino a 150 metri! Uno spettacolo nello spettacolo.
Le rocce a strapiombo sul fiume consigliano cautela nell'affacciarsi, come si vede dalla posizione di Adriana C. e Sebastien.

Un'altra immagine impressionante della gola di Karanhjukar.
Primo campo con le tende a Laugarvellir. La valletta incantata, con il fondo di prato di torba verdissimo, offre un'ottima collocazione per le tende.
La particolarità di Laugarvellir è una splendida cascata di acqua calda con relativa pozza a 40° C.

Un momento rigenerativo dopo i chilometri in bicicletta!
Adriana F. apparecchia i tavoli per la cena nella super tenda mensa IBAS.
Nella tenda cucina il dessert alla vaniglia, con panna montata, pronto per essere servito.

La giornata inizia alla 6.00 per i tre ragazzi dello staff che partono per allestire in anticipo il campo base e la tenda per il pranzo. In questo viaggio mattutino, viene avvistata una piccola renna che si dilegua rapidamente. I nostri avventurosi, dopo colazione, sono pronti, puntuali alle 8.30 per la partenza destinazione la valle di Laugarvellir. Il percorso variegato, prevede pista, guadi, strada asfaltata, ancora pista e arrivo in discesa in una valle da favola: Laugarvellir. Passaggio forzato è quello in cima alla diga del Karanjukar con l'immacabile visita all'impressionante canyon formato da una spaccatura basaltica in cui scorre il Jökusla à Dal, il fiume glaciale imbrigliato dalla diga. Laugarvellir è verde di erba rigogliosa, lambita da due corsi d'acqua: uno è un torrente vivace, l'altro è un ruscello tranquillo di acqua calda. Quest'ultimo, prima di confluire nel primo torrente, compie un salto di circa tre metri creando una piacevolissima cascata calda che riempie una pozza naturale. Tale vasca ci ha accolto tutti per un rilassante bagno termale. La giornata, senza pioggia e con sprazzi di sole, mette tutti di buon umore. La cena è abbondante e ottima, come sempre. Un bicchiere di Sangiovese contribuisce ad alzare il volume delle risate nel tendone che ripara dall'umidità della sera.

Laugarvellir, Askja

Venerdì 24 agosto

La mattina drammatica del 24 agosto. Siamo al bivio per Askja dopo un acquazzone freddissimo che ha scioccato i bikers.
Ma il tempo migliora velocemente e si riprende a pedalare
Il pranzo, sempre ricchissimo, sul bordo della pista desertica. Questa tappa, la più lunga (oltre 100 Km), è stata affrontata dal gruppo in modo esemplare.
Si sono tutti aiutati e confortati e, alla fine, l'arrivo ad Askja, dopo ben 13 ore di bicicletta, è stato un trionfo

Uno dei numerosissimi guadi del deserto. L'attraversamento faceva perdere circa mezzora.
Dal ponte sulla pista F910 Austurleith.
Immagini del deserto Islandese: a sinistra, sullo sfondo, l'Herdubreid, un vulcano alto 1800 metri slm.
A destra un impetuoso fiume glaciale attraversato questa volta con un provvidenziale ponte.

I veicoli d'assistenza sono andati incontro ai bikers a 30 Km dall'arrivo per fornire generi di conforto: tè bollente, biscotti e acqua.
L'arrivo a Dreki, alle nove di sera, di Stefanino, guida IBAS, e Adriana C., che con coraggio
ha sopportato tutto il percorso senza chiedere mai soccorso ai veicoli d'assistenza.
Nella camerata del rifugio Dreki ad Askja ci si racconta l'avventura vissuta questo giorno.

Oggi tappa difficile. Ci siamo svegliati alle 6.00 nella splendida valle di Laugarvellir con 4°C e il cielo coperto. Tutti i bikers erano pronti alle 7.00 per una colazione abbondante. Molto motivati, tutti si augurano tempo asciutto per affrontare i cento e passa chilometri di deserto che li separano dalla meta al rifugio del vulcano Askja. Partiti, lo staff inizia a smontare il campo, ma inizia anche a piovere e il lavoro rallenta. Nel frattempo i nostri intrepidi sono colpiti da una pioggia battente che non risparmia neanche i più sofisticati indumenti tecnici. Li raggiungiamo circa a metà percorso per allestire il pranzo veloce a base di pasta fredda e baccalà mantecato. Esce il sole e il morale si alza, nonostante non ci si sia ancora del tutto asciugati e ripartono tutti salutandoci con un sorriso. Noi dello staff anticipiamo i bikers percorrendo la strada che si snoda attraversando il deserto islandese affascinati dal panorama mutevole e dai colori insoliti. Sfioriamo massi di lava nera contorti affondati in un pietrisco giallo scuro, superiamo campi di pomice grigia, zig-zaghiamo tra le sabbie scure e molli degli altopiani, superiamo e spesso guadiamo torrenti ribollenti. Arriviamo alla fine al rifugio ai piedi del vulcano. Una grande stanza al primo piano con i materassi contigui e un'accogliente cucina al piano terra, attendono i nostri eroi. Arriva l'atletico Claudio che si avvicina provato ma estremamente soddisfatto. Poi è la volta della "roccia" del gruppo, Donatella, che stremata ma felice è arrivata accolta dagli applausi e dalle grida dello staff. Seguono poi Araldo e Andrea, Adriana e Stefano, quindi Sebastien e Susanna. Gli altri, dopo aver percorso 80 durissimi km, sono stati ospitati nelle auto dello staff e accolti al rifugio con abbracci e complimenti. Dopo un'abbondante cena, andiamo tutti meritatamente a dormire. Cade qualche fiocco di neve.

Askja

Sabato 25 agosto

La cena a Dreki: merluzzo con pomodoro e verdure miste. Una squisitezza che è stata divorata con gusto
da tutti fino all'ultimo boccone, con bis e, in alcuni casi, tris.
Accompagnati da vino Sangiovese di Brisighella e dessert finale: una sciccheria!
Tipico volo acrobatico di Sebastien.
Escursione con neve nel canyon Drekigil e con vapori verso la caldera del vulcano Askja.

La caldera di 6 km di diametro del vulcano Askja e in basso a destra il lago di acqua calda Viti, formatosi dopo l'eruzione del 1994.
Marcello e Sebastien si sono immersi nel lago del vulcano Viti,
fiocca la neve e l'acqua è a circa 20-22° C: un bel coraggio!

foto del gruppo CAI BIKE Piemontese.

E' tutto bianco. Un paio di cm di neve ricoprono il paesaggio, aumentando ancor di più il contrasto con la roccia lavica. Per riprendersi dalla fatica della giorno prima, oggi sono previste solo delle escursioni a piedi. Durante la mattina esploriamo un canyon. Formato da un piccolo corso d'acqua, si trova in prossimità del rifugio. La neve turbina ancora in piccoli fiocchi che a causa delle correnti d'aria sembrano andare a rovescio, salendo dal fondo della valle verso il cielo. Il canyon si chiude con una cascata che riversa nel torrente sassi di pomice gialla. I sassi galleggiano e si addensano nelle anse del corso d'acqua creando un effetto sorprendente. Nel pomeriggio saliamo con le auto nel cratere del vulcano. Giunti al parcheggio, iniziamo una passeggiata che ci porta a calpestare il percorso della lava fuoriuscita in un'eruzione del 1874 fino ad arrivare al cratere, ora pieno d'acqua. La circonferenza del lago è di 75 km. Un altro lago più piccolo si apre più vicino, Viti. Riempito di acqua solforosa e calda è di colore turchese. Due dei nostri, Marcello e Sebastien, si avventurano nella discesa resa viscida dalle recenti precipitazioni fino al lago, dove fanno il bagno. Torniamo alle auto, tra neve e vento, a zero° C. La serata si conclude con una spettacolare cena preparata da Matthildur a base di merluzzo con sugo di pomodoro e olive. Il contorno è una serie infinita di verdure cotte e crude: cavolo, cappuccio, carote, patate, pomodoro e rape rosse. Tutti hanno applaudito quando il piatto, coloratissimo, è arrivato in tavola. Marcello dà le istruzioni per affrontare la tappa del giorno successivo e la buona notte a tutti.

Askja, deserto nero Dynjusandur e Kistufell

Domenica 26 agosto

Alle 6:30 del mattino Marcello, Luca e Stefano partono con la Toyota per andare a montare le tende a Kistufell
e per fare lo scouting del fiume da attraversare.
Dopo 8-10 km il panorama del deserto nero del Dyngjusandur si rivela completamente trasformato dalla neve.
La partenza da Dreki di quella che è stata una delle tappe più belle del viaggio: Askja - Kistufel.
Il sole splende, ma la temperatura è intorno a 0° C. L'abbigliamento di tutti dimostra il freddo di quella mattina.
In alcuni tratti del deserto di sabbia occorre spingere la bici.

Doretta nell'immensità del deserto nero.

Al ritorno dallo scouting Marcello, Luca e Stefano incontrano il gruppo nel deserto e offrono generi di conforto.
Una splendida immagine di Sandro impegnato nel deserto, perfettamente attrezzato per il viaggio islandese.
Sandro ha dimostrato di essere un esperto viaggiatore dei deserti da quelli caldi a quelli freddi.
Alle spalle l'impressionante mole del vulcano Herdubreid, un vulcano emerso in epoca preistorica da sotto i ghiacci.
Il gruppo compatto nel Dyngjusandur e per sfondo il vulcano Trolladyngja, un classico vulcano perfettamente conico.

Adriana S. ha appena attraversato il largo fiume in crescita per lo scioglimento.
Claudio impegnato nel guado lungo 1 km delle acque di scioglimento del vicino ghiacciaio.

All'interno del bivacco Kistufell si cena tutti compressi. Fuori nevica.
Più temerari che mai: aperitivo a base di squalo putrefatto con grappa di patate.

La sveglia per lo staff suona alle 5.00 e mezza con una temperatura di -5° C. Marcello, Luca e Stefano vanno in avanscoperta per controllare lo stato della pista e piantare una tenda ausiliaria. I tre avranno il privilegio di gustare in esclusiva il primo paesaggio innevato della stagione. E' stato difficile sollevarsi dal sacco a pelo per quelli che hanno dormito in tenda, ma il cielo sereno e l'aria asciutta contribuiscono a dare la giusta motivazione. A causa del gelo nel rifugio non c'è acqua e, come cento anni fa, per il rifornimento si deve scendere al vicino torrente. I nostri eroi sono elettrizzati come l'aria che li circonda e, più vestiti del solito, ultimano i preparativi delle bici per l'imminente partenza. Alle 9.30 si parte, dopo il consueto rito della foto di gruppo. Il percorso stamane è molto interessante, si attraversano estensioni di pietra pomice, colline di sabbia grigia, pianure di terriccio pietroso, dove raramente cresce qualche filo d'erba. Superiamo un tratto in cui l'acqua di scioglimento del ghiacciaio forma una miriade di rigagnoli riducendo il terreno in un unico tratto acquitrinoso. Per fortuna il freddo intenso della nottata trattiene ancora la gran parte dell'acqua che inizierà a scorrere accelerando turbinosa subito il dopo il nostro passaggio. La pausa pranzo ci allieta col pezzo forte di una salsa all'uovo e pezzi di aringa islandese. L'ultima parte del percorso prevede l'attraversamento in salita di una pietraia, in percorso molto tecnico che costringe le auto d'appoggio a procedere alla stessa velocità dei ciclisti. Ci fermiamo ad osservare un cratere vulcanico a forma di fagiolo: il baratro assomiglia veramente all'anticamera dell'inferno. La tappa si conclude coll'arrivo al bivacco Kistuffel. L'ambiente è microscopico ma molto confortevole e le nostre cuoche hanno preparato a tempo di record una cena messicana a base di chili piccante e tortillas. Dopo cena, dieci trovano posto da dormire nel bivacco e gli altri dieci nelle tende preparate poco lontano, nel parcheggio sottostante. Ricomincia a nevicare e soffia un vento gelido.

Kistufell, Nydalur

Lunedì 27 agosto

La mattina del giorno 27 agosto 2012 Kistufell aveva cambiato il colore e sembrava il negativo del giorno prima.
Da nero era diventato tutto bianco. Le bici erano ricoperte da uno strato di neve e ghiaccio e la temperatura era di - 4°C. Ci stiamo organizzando per partire.
Vento a 50 Km/h e le bici in attesa di essere spolverate.

Foto di gruppo nella bufera.
Il gruppo si avvia nella direzione giusta grazie al GPS.

Partiti! Verso Nydalur lungo la pista seminascosta dalla neve.
Sara e Giuseppe impegnati in un guado.

Ci svegliamo con -4° C, ancora vento e piccoli fiocchi di neve. Il paesaggio assomiglia ad una vecchia cartolina in bianco e nero. La colazione, servita a gruppi di 3-4 persone, dato lo spazio angusto, prepara gli intrepidi ad una nuova giornata di meraviglie. L'umore è buono, specie per la notizia che il vento soffierà alle spalle. All'esterno, le bici imbiancate creano il fascino di una vacanza natalizia italiana. Partono tutti ben vestiti e con alcuni thermos pieni di caffè e di thè. La tipologia del percorso è variegata: all'inizio c'è ancora la pietraia nera, oggi imbiancata e, quindi, ancor più in risalto. Poi attraversiamo vaste morene glaciali fino a sfiorare la lingua di un ghiacciaio. Poi entriamo nello Sprengisandur e, conseguentemente, il paesaggio inizia a cambiare. Il deserto prende colore e i muschi iniziano a ricoprire i sassi man mano che si perde quota. Così la valle si trasforma; le montagne si rigano di verde dove scorre l'acqua, le lingue dei ghiacciai spiccano bianche e dalla base scorrono limpidi ruscelli dove i muschi crescono rigogliosi. In questo contorno è situato il rifugio di Nydalur, che ci accoglie per la notte. La tappa è stata impegnativa soprattutto per il vento che si è rafforzato in giornata fino a costituire un fattore di disturbo prima e poi addirittura di rischio. Andrea avanza per primo sull'ultimo guado, ragguagliandoci sulle condizioni incontrate e sullo stato dei restanti bikers. Appena arrivati al rifugio scopriamo che la pista da cui siamo appena usciti è stata dichiarata chiusa per una tempesta di neve. Le fatiche della giornata non sono ancora finite: con il forte vento, che ha punte oltre i 70 km/h, anche raggiungere i distaccati locali per fare la doccia diventa un'impresa. Per non parlare di spogliarsi e rivestirsi con tutti gli spifferi che si possono immaginare. Anche lavarsi le mani o sputare l'acqua con cui ci si lava i denti diventano operazioni difficili e da raccontare per riderci sopra. La cena speciale ha previsto un aperitivo a base di squalo con grappa di patate e a seguire una zuppa di lenticchie e carne di cavallo. Abbiamo dormito tutti all'interno del rifugio. Fuori imperversa la tempesta di vento e neve.

Nydalur

Martedì 28 agosto

"ATTENZIONE C'E' UNA TEMPESTA DI NEVE SULLA STRADA DA E PER ASKJA
LA F910 E GAESAVATNAROAD SONO CHIUSE NON SI PUO' GUIDARE. LA F26 E' OK".
Molto significativa, dà l'idea dell'impresa che i bikers e lo staff hanno compiuto quel 26 Agosto.
Il cartello lo abbiamo trovato al rifugio Nydalur quando siamo arrivati, appunto, proprio dalla pista Gaesavatnaroad.
Nydalur sotto la bufera e oche in attesa della migrazione.

Nell'accogliente rifugio Nydalur eravamo i soli ospiti, eccetto due spagnoli e un tedesco (solitario viaggiatore in bici).
Passiamo il tempo, in attesa che la bufera di neve si plachi, giocando a carte o facendo manutenzione alle bici, oppure leggendo libri.
Sebastien, Andrea, Luca, Fiamma e Susanna felici di vivere un'esperienza decisamente nordica fra montagne dipinte di neve e i fiumi di acqua lucente.

Il tempo non è cambiato. Durante la notte la neve ha imbiancato il paesaggio con un paio di cm di precipitazioni. In alcuni punti, a causa del vento, ci sono cumuli di 20 o più cm. Il vento è rinforzato e impedisce la corsa in bicicletta. Decidiamo di trascorrere al rifugio la giornata e di noleggiare per domani un mezzo di trasporto per recuperare la giornata persa facendoci trasportare direttamente alla successiva destinazione. La forzata variazione di programma viene comunicata e condivisa e tutti hanno maniera di occupare comunque il tempo resosi disponibile. Chi controlla la bici, chi studia la carta geografica, chi scruta le figure dei libri illustrati presenti nel rifugio. Tanti vanno a fare una passeggiata, prendendosi gioco di vento e neve. Il pomeriggio viene allietato anche dai resoconti di vita vissuta di Tobias, un biker solitario, dottore in biologia statistica, che abbiamo incontrato e sfamato in questi due giorni di cattivo tempo. Il vento non dà tregua e ogni tanto una spruzzata di neve imbianca il paesaggio. Un gruppo di oche dalle zampe rosa si posa nella valle del rifugio e pascola tranquillamente, indifferente del tempo - come gli islandesi, del resto. Con un po' di tempo a disposizione, controlliamo anche il contenuto della borsa del pronto soccorso e restiamo compiaciuti per la meticolosità e la precisione con cui il presidente dell'Ibas, Luciano Varutti, ha preparato il materiale, dotandolo anche di apposito opuscolo esplicativo illustrato. Dopo la consueta abbondante e gustosa cena, tutto il gruppo ha dato vita ad un coro che ha rallegrato con canti di vario tenore l'intero rifugio.

Nydalur, Landmannalaugar

Mercoledì 29 agosto

Il gruppo nel deserto dello Sprengisandur.
Si caricano le bici e i bikers sull’autobus per recuperare la giornata di stop per la neve.

Occorre adattarsi per il poco posto. Bici in corsia.
La zona vulcanica nei dintorni di Landmannalaugar.

Le acque calde e rigeneranti di Landmannalaugar... come resistere?
Le montagne di Landmannalaugar, un incomparabile scenario che muta colore nelle varie ore del giorno.
Luna piena a Landmannalaugar.

Il tempo è migliorato. Si decide, per chi se la sente, di partire in bici, per poi percorrere solo un ultimo tratto in bus. Quindi alle 13.00 un gruppo di pedalatori parte, mentre i restanti, alle 14.00, salgono sull'autobus a 4 ruote motrici che giornalmente percorre lo Sprengisandur e arriva a Landmannalaugar. L'autista, persona molto gentile, stiva nel gavone posteriore le bici e parte percorrendo la pista che in alcuni punti è pericolosa per i mucchi di neve accumulati dal vento. Dopo una decina di km, il bus raggiunge il gruppo dei bikers e si ferma per caricare tutto, ciclisti e bici. Colmati i gavoni, 3 bici sono legate sul retro del bus, mentre altre due sono caricate e tenute nel corridoio tra i passeggeri. Verso le 19 giungiamo a destinazione. Landmannalaugar è una valle incantata illuminata dal sole al tramonto che esalta ancor di più i colori contrastanti e le forme delle montagne che la circondano. Il rifugio ospita un gran numero di ospiti e campeggiatori, grazie ad una struttura ben organizzata e da' la possibilità di accedere ad uno degli hot spot più belli d'Islanda. Ceniamo nelle nostre maxi tende da campo ospitando anche l'autista, il ranger, e la nipote di Matthildur, Rakka, che ci ha raggiunto fin qui con viveri freschi. Mangiamo superbamente a base di salmone ed insalata di riso innaffiando abbondantemente col Sangiovese. La serata si conclude, per quelli ancora svegli, con un bagno nelle acque calde che, illuminate dalla luna quasi piena, ci regalano uno dei momenti più magici del nostro viaggio.

Landmannalaugar, Hvanngil

Giovedì 30 agosto

Mattinata splendida a Landmannalaugar. La temperatura di 8° C permette la colazione fuori dalle nostre tende cucina e mensa.
Non si poteva evitare la breve ascensione al Reykjacollur che porta a 734 m slm e godere dello scenario unico.

Questo è quello che si può ammirare dalla cima: una fantastica carrellata di colori, creste, vulcani e laghi.
Pezzi di roccia Ossidiana e sullo sfondo la cresta Nordarbarmur dai colori fantasmagorici.

Ma è ora di mettersi ai pedali e ripartire per la penultima tappa. Foto di gruppo davanti alla casa della ranger, nostra amica, Sola.

Sulla pista per il lago Alfavatn Adriana C., Andrea Adriana S. e Araldo si impegnano nella salita fino a alla cima del colle Damadl di 980 m slm.

Ci svegliamo con una giornata splendida. Le montagne limpide e colorate contrastano con il cielo turchese. Il programma della giornata viene variato per permettere un breve trekking sulle alture intorno al rifugio. Partiamo in fila indiana affrontando un'erta salita che in circa un'ora ci conduce in quota. Vedute indescrivibili di valli, nevai, fumarole, montagne e laghi in prospettiva a perdita d'occhio. Poi attraverso canaloni ghiaiosi iniziamo la discesa verso una zona di fumarole solforose attraversando piccole valli verdi di erba punteggiata dai semi bianchi del cotone selvatico. Infine ci inoltriamo in una colata di lava nera e rilucente di ossidiana, vero labirinto per chi deviasse dal sentiero. Dopo un pranzo leggero i bikers partono per raggiungere il rifugio Hvanngil, tappa di circa 70 km con 1600 metri di dislivello e numerosi guadi. La tappa si snoda nel cuore dell'Islanda e tocca alcuni dei posti che offrono gli scenari più suggestivi. Il percorso è comunque molto impegnativo e le auto d'appoggio hanno dato un aiuto per superare le ultime difficoltà. Finalmente, alle 21.30, tutti siamo seduti a tavola per gustare la zuppa e le polpette di pesce di Matthildur.

Hvanngil, Porsmork

Venerdì 31 agosto

Finalmente Marcello, con una creazione meccanica on the road, risolve il problema
della molla del deragliatore di Claudio, causa di numerosi arresti nelle tappe dei giorni scorsi.
Le vecchie casette islandesi con tetto "a prato" lungo il percorso.

Un prezioso e raro ponte pedonale sul percorso da Hvanngils a Phorsmork.
Immaginatevi una vallata con questi vulcani ricoperti di verde posati sulla cenere nera!

Uno degli impervi canaloni da percorrere a pedi. Quest’ultima tappa, anche a causa del maltempo, è stata molto sofferta dai bikers.
Per fare 30 Km ci sono volute circa 8 ore! All’arrivo erano tutti molto provati dal percorso, dalla pioggia e dalla nebbia.
Il prossimo anno cambieremo probabilmente l’itinerario della tappa.

Il vento ha soffiato forte per tutta la notte e questa mattina il tempo è peggiorato. Per il momento non piove, ma le nuvole si addensano basse e minacciose. Oggi lo staff non potrà seguire lo stesso percorso dei bikers. I ciclisti seguiranno un sentiero con tratti da trekking lungo una trentina di chilometri, fino a Porsmork. Le auto d'appoggio, invece, raggiungeranno la stessa meta facendo un giro più lungo dato che i corsi d'acqua impediscono l'accesso. A metà mattinata inizia a piovere e continuerà per tutto il giorno con brevissimi intervalli. Per i bikers la prima parte fino ad un rifugio intermedio è stata bella, nonostante la pioggia. Successivamente il percorso era poco pedalabile, presentando tratti di vero trekking a piedi, con tratti in forte pendenza e pareti attrezzate. La pioggia non da' tregua e a sollevare il morale - o non abbatterlo del tutto - c'è solo la temperatura, più mite del solito. I km percorsi sono stati 42 e il dislivello circa 650 metri. L'arrivo avviene alle 20.30, tutti umidi e con i piedi fradici per gli ultimi guadi percorsi pedalando. L'alloggio è molto confortevole e caldo, con una cucina annessa ricca di tutto il necessario. Invece il locale docce stabilisce un poco invidiabile record di lontananza, lo si raggiunge su un sentierino di legno che attraversa un tranquillo ruscello. Cena ottima a base di cosciotto di agnello, purè e insalata mista. Giusto per chiudere in bellezza l'ultima giornata di bicicletta.

Phorsmork, Rejkyavik

Sabato 1° settembre

Antichi Troll fanno da guardia alla vallata di Phorsmork.
Un arcobaleno “orizzontale” nella vallata che percorriamo per tornare alla civiltà.
L'elegantissima cascata di Selyalandfoss un gioiello lungo Ring Road, la strada che fa il giro dell'isola.

L'avventura va verso la conclusione. Questa notte le auto d'appoggio sono partite per Rejkyavik per scaricare la maggior parte del materiale che ci seguiva: bagagli, biciclette, viveri, attrezzature per la cucina. Sono tornate alle 10.30 della mattina per prenderci. La pioggia è meno insistente ma non manca: brevi piovaschi si alternano a momenti in cui riusciamo a uscire e visitare i dintorni. La valle è molto verde con cespugli ed erbetta rigogliosa, circondata da montagne di forma bizzarra e da ghiacciai. Ripartiamo tutti, divisi nelle tre auto alla volta di Rejkyavik e mentre scendiamo la valle il sole fa capolino tra le nuvole regalandoci arcobaleni in successione, alcuni dei quali veramente meravigliosi per la luminosità e l'intensità dei colori. Attraversiamo la parte sud-occidentale dell'isola, ricca di fattorie con allevamenti di cavalli e raggiungiamo la cascata di Gulfoss ed inizia a piovere. Successivamente arriviamo a Geysir e dopo una breve sosta per ammirare i getti d'acqua calda ritorniamo alle auto tutti bagnati fradici. Ripartiamo per Pingvellir, luogo di importanza storica e geografica. E' situato giusto sulla spaccatura che separa la placca tettonica nord-americana da quella europea. Qui i primi coloni islandesi, intorno all'anno 900 d.c., fondarono il primo parlamento democratico che sia mai esistito. Terminata la visita, ancora sotto la pioggia, facciamo ritorno a Rejkyavik, portando tutti i ciclisti in una guest-house in pieno centro, dove Adriana e Matthildur avevano già preparato la cena: Tartine al caviale, baccalà all'islandese e mousse di cioccolata.

Rejkyavik

Domenica 2 settembre

Ecco il gruppo al completo sul lungomare di Reykjavik.
Un'esperienza importante per tutti, bikers e staff che sicuramente lascerà dei ricordi indimenticabili a tutti.

La giornata è splendida. Il cielo libero dalle nuvole risplende di un azzurro intenso ed il sole inizia a riscaldare. Oggi il programma prevede giornata libera e ognuno si organizza come meglio crede. Chi compie un giro della città in bici, chi va a correre, chi prende l'autobus e va alla Laguna Blu. Chi, come noi, si inoltra in auto a esplorare le coste della penisola di Rejkyanes, estremo lembo dell'Islanda sud occidentale. Ci ritroviamo tutti verso sera per le foto di rito con le maglie arancio-blu dell'IBAS.

Tutti i partecipanti

Adriana Cucco

Adriana Cucco
Biker

Adriana Ferracin

Adriana Ferracin
Aiuto cuoco

Adriana Sanmartino

Adriana Sanmartino
Biker

Adrea De Toni

Andrea De Toni
Biker

Araldo Fassio

Araldo Fassio
Biker

Giuseppe Traversa

Giuseppe Traversa
Biker

Claudio Camaggi

Claudio Camaggi
Biker

Donatella Bragagnini

Donatella Bragagni
Biker

Dortetta Cattaneo

Doretta Cattaneo
Biker

Fiammetta Aiuto

Fiammetta Rossini
Aiuto

Luca Cenedese

Luca Cenedese
Autista

Lucia Scannerini

Lucia Scannerini
Aiuto

Marcello Stampacchia

Marcello Stampacchia
Direttore manifestazione

Mattildur Leifsdottir

Mattildur Leifsdottir
Responsabile cucina

Sandro Capra

Sandro Capra
Biker

Sara Giovannini

Sara Giovannini
Biker

Sebastien Bellet Grava

Sebastien Bellet Grava
Prima guida - Biker

Stefano Dalfiume

Stefano Dalfiume
Seconda guida - Biker

Stefano Pravato

Stefano Pravato
Autista

Susanna Mollica

Susanna Mollica
Biker

Mezzi 4X4

Fuoristrada durante l'attraversata



Le foto sono di Andrea, Araldo, Giuseppe, Doretta, Luca, Lucia, Marcello, Sandro, Sebastien, Stefano, Susanna e i testi del diario di Lucia.

2 dicembre 2012

Associazione sportiva dilettantistica IBASPRENGISANDUR